Conto corrente cointestato: che fare se il coniuge lo svuota?

Conto corrente cointestato: che fare se il coniuge lo svuota?

Il conto corrente cointestato può diventare terreno di conquista quando il conflitto tra i coniugi si accende.

E’ infatti molto frequente che i coniugi, pur in separazione dei beni, decidano di far confluire i propri redditi su un unico conto corrente cointestato da utilizzare per la gestione quotidiana delle spese della famiglia.

E così sul conto comune confluiscono bollette e stipendi, anche quando lo stipendio è uno solo o c’è una grande sproporzione tra i due stipendi.

E’ quindi normale, in questi casi, che, sino a quando il rapporto coniugale funziona, sul conto corrente cointestato fluiscano anche le entrate straordinarie.

Per esempio, le somme ricevute in eredità, il TFR, i premi ottenuti dal datore di lavoro per il raggiungimento di obiettivi lavorativi, i proventi di cessioni immobiliari, i frutti di investimenti personali o i relativi capitali, ecc…

Tali somme sono evidentemente di proprietà esclusiva di uno dei due coniugi, il quale, per comodità, per abitudine, per correttezza e trasparenza verso il partner, li versa sul conto corrente comune.

Del resto la vita coniugale è fatta di condivisioni che vanno ben oltre il conto corrente e quindi non si presta particolare attenzione a questi dettagli.

E ciò indipendentemente dal fatto che i coniugi siano in regime di separazione dei beni e che, magari, uno solo dei due lavori.

Ma di chi sono le somme, una volta che sono state versate sul conto corrente cointestato?

Le somme versate sul conto corrente già cointestato ai coniugi prima del versamento sono e rimangono di proprietà di chi le ha versate.

E se un coniuge cointesta all’altro il proprio conto corrente? Di chi sono le somme che erano già sul conto corrente cointestato?

I giudici si sono tuttavia trovati spesso ad affrontare questa questione .

La Corte di Cassazione nel 2018 è tornata ad affrontare l’argomento.

Anche nel caso in cui il titolare di somme effettua una successiva cointestazione del conto corrente, le somme già presenti rimangono di esclusiva proprietà di colui che le ha versate, salvo che l’altro coniuge non sia in grado di dimostrare che il proprietario del denaro non aveva, al momento della cointestazione del conto, altro scopo che quello di donarlo al coniuge.

Spesso infatti, la cointestazione di un conto risponde esclusivamente a finalità pratiche e non ad una effettiva volontà del proprietario di donare al coniuge la metà dei propri averi.

Cosa accade al conto corrente cointestato se il rapporto coniugale entra in crisi?

“Mia moglie ha prosciugato il conto corrente cointestato!”

Ebbene sì, accade anche questo.

Del resto la guerra è guerra.

Spesso la signora ritiene che essendo il conto corrente cointestato, appunto, entrambi i coniugi hanno diritto di prelevare le somme che credono.

Ma così non è.

Soprattutto se il conto corrente è pacificamente alimentato in modo esclusivo da uno dei due coniugi o se, altrettanto pacificamente, uno dei due coniugi vi ha versato somme importanti tutte insieme per introiti straordinari.

E così il direttore generale o l’amministratore delegato di una grande azienda che a fine anno riceve un premio di centinaia di migliaia di euro ha il sacrosanto diritto di dirottarlo su un conto titoli a sé intestato, senza subire rimostranza alcuna da parte della moglie che, al contrario non avrà alcun diritto di fare altrettanto.

La moglie che prosciuga il conto corrente cointestato, prelevando somme che pacificamente non ha versato, sarà pertanto tenuta a restituirle.

Il coniuge, dunque, avrà diritto di avviare una causa nei confronti della moglie per ottenere una condanna della stessa alla restituzione delle somme indebitamente prelevate.

Naturalmente per far ciò il coniuge in questione dovrà rivolgersi all’avvocato che verosimilmente già lo segue nell’ambito della separazione ed avviare una causa separata rispetto a quella della separazione.

Il Giudice della separazione, infatti, non può occuparsi, nel medesimo giudizio di separazione, delle questioni patrimoniali, sia pure sorte nell’ambito della crisi coniugale.

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