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separazione dei beniLa separazione dei beni: una scelta di modernità?

La scelta della separazione dei beni, a dispetto della comunione dei beni, spesso è una scelta fatta per partito preso.

Dal 1975 il regime patrimoniale “legale” – quello cioè che si applica ai coniugi in difetto di una scelta diversa – è quello della comunione dei beni.

Eppure negli ultimi 20 anni la stragrande maggioranza degli sposi ha scelto la separazione dei beni.

La scelta dei coniugi, tuttavia, non sempre è davvero consapevole e la separazione dei beni spesso viene adottata senza che vi sia alla base una vera riflessione.

La comunione dei beni è vista come antiquata e non più consona a regolamentare i rapporti patrimoniali dei coniugi nella società attuale.

E allora la separazione dei beni è quasi una scelta obbligata: una scelta di modernità.

In quest’ottica ci si stupisce quasi che nel 1975, in occasione dell’epocale riforma del diritto di famiglia, sia stata scelta la comunione dei beni, come regime patrimoniale “legale”.

Eppure quella scelta, allora, fu sì una scelta di modernità, fatta proprio per garantire l’equilibrio patrimoniale tra i coniugi e la comunione dei beni divenne la scelta di tante famiglie.

Dal 1975 ad oggi, però, la società è cambiata ancora ed in modo sostanziale.

Probabilmente oggi la scelta della separazione dei beni è spesso davvero la scelta migliore.

In molti casi, tuttavia, la scelta della separazione dei beni rischia di avvantaggiare uno dei due coniugi a discapito dell’altro.

Quando è corretto scegliere la separazione dei beni?

La separazione dei beni, infatti, è certamente una scelta adeguata quando entrambi i coniugi hanno un reddito pressoché analogo, ma potrebbe non essere la scelta più corretta se i coniugi decidessero di favorire la carriera di uno dei due a scapito di quella dell’altro, il quale, facilmente si troverà ad occuparsi della famiglia.

Quando uno dei due coniugi si trova ad avere un talento particolare (artistico, sportivo, professionale o imprenditoriale che sia), ovvero ad avere maggiori opportunità in ragione di un curriculum scolastico/accademico più promettente, la scelta di privilegiarne la carriera è spesso una scelta opportuna, ma, altrettanto spesso comporta il sacrificio della carriera dell’altro coniuge.

A prescindere che questi riesca comunque a mantenersi un lavoro, spesso e volentieri privilegerà la famiglia alla carriera, per consentire all’altro di dedicarvisi con tutto se stesso.

In tal caso, è giusto che entrambi i coniugi, dopo aver fatto i sacrifici necessari per arrivare al successo, possano poi beneficiare dei frutti di tale scelta.

E finché il matrimonio regge, normalmente così è, indipendentemente dal fatto che i coniugi abbiano scelto la comunione o la separazione dei beni.

Se la separazione dei beni non era la scelta più equa, spesso tutti i nodi vengono al pettine in caso di divorzio.

Il coniuge economicamente più debole, infatti, dopo aver sacrificato la propria carriera per favorire quella più promettente dell’altro, si potrebbe trovare, al momento del divorzio, a non poter in alcun modo godere i frutti del proprio sacrificio, per aver scelto con leggerezza il regime della separazione dei beni.

Ciò accade se, nel corso del matrimonio, i coniugi non hanno pensato di suddividersi equamente i frutti del reddito proveniente dal coniuge economicamente più forte.

Nulla vieta, infatti, che i coniugi scelgano il regime della separazione dei beni e poi, nel corso del matrimonio, si distribuiscano equamente il patrimonio acquistato grazie al reddito del coniuge economicamente più forte, per esempio acquistandosi un immobile a testa o cointestandosi portafogli titoli.

Ma se non è così, il coniuge economicamente più debole potrebbe rimpiangere le scelte fatte.

Finché l’assegno di mantenimento al coniuge più debole veniva dispensato dal giudice del divorzio sulla base del tenore di vita goduto durante il matrimonio, il regime patrimoniale adottato diveniva pressoché ininfluente; ma oggi non è più così.

In virtù del nuovo orientamento della Corte di Cassazione in ordine ai criteri per l’assegnazione dell’assegno divorzile (v. “Assegno divorzile: nuovi criteri per il mantenimento all’ex coniuge” e “Assegno di mantenimento all’ex-coniuge: la moglie di Pirlo contro la Cassazione“), in futuro sarà sempre più importante che la scelta della separazione dei beni, piuttosto che della comunione, sia effettuata dai coniugi in modo consapevole, meglio ancora se con la consulenza di un avvocato divorzista.

Eppure spesso la separazione dei beni viene scelta, in assoluta buona fede, proprio quando uno dei due coniugi intraprende un’attività in proprio, per evitare di far ricadere anche sull’altro coniuge le conseguenze di un eventuale fallimento imprenditoriale.

In tali casi, tuttavia, un’adeguata consulenza potrà consentire ai coniugi di salvaguardare il proprio patrimonio, indipendentemente dalla scelta del regime patrimoniale.

Sebbene in Italia siano ancora lontani i patti pre-matrimoniali, infatti, una consulenza legale in vista del matrimonio può consentire ai coniugi di accordarsi sia sul regime patrimoniale migliore, sia sulla possibilità di modificarlo in seguito, a seconda dell’evoluzione, sia sulle scelte economiche e finanziarie più opportune per tutelare il proprio patrimonio sotto ogni profilo.

Rinviamo al prossimo post la spiegazione delle differenze tra la separazione dei beni e la comunione dei beni.